Progetto canEstro

La diffusione dei trattamenti illeciti con promotori di crescita nelle produzioni zootecniche può comportare gravi rischi per la salute dei consumatori, data la potenziale attività endocrina e cancerogena dei residui negli alimenti. Il 17 beta estradiolo rappresenta la più potente sostanza ad effetto estrogenico nei vertebrati e viene comunemente utilizzata da sola o in associazione ad altre molecole anabolizzanti. In ambito comunitario, per monitorare la somministrazione illecita di sostanze vietate, viene programmato un piano di campionamento annuale a livello degli allevamenti animali e dei primi prodotti di trasformazione di origine animale.

Per quanto riguarda gli estrogeni, è prevista l’applicazione di analisi di screening con tecniche Enzyme Linked ImmunoSorbent Assay (ELISA), radioimmunoassay (RIA) e diconferma con gas cromatografia (GC) o cromatografia in fase liquida (LC), associate a spettrometria di massa (MS) effettuate sul siero degli animali; tuttavia la molecola va incontro a rapida biotrasformazione, che la rende difficilmente identificabile o viene somministrata in associazione ad altre molecole per lungo tempo e a dosaggi sempre minori non individuabili dalle tecniche diagnostiche in uso. In aggiunta, le conoscenze relative alla tipologia e alla concentrazione dei residui ormonali che si riscontrano a livello dei principali tessuti edibili dei soggetti non trattati e trattati in maniera illecita sono ancora scarse e si basano su tecniche di indagine a bassa sensibilità analitica.

Scopo del progetto è sviluppare e validare metodi di analisi più sensibili per la ricerca e la quantificazione di un maggior numero di molecole.

Le microbilance a cantilever rappresentano una delle tecniche più promettenti attualmente in fase di sviluppo, essendo caratterizzate da un’alta sensibilità che permette la quantificazione di concentrazioni estremamente basse di analiti. Il cantilever di silicio (un piccolo trampolino) viene attivato chimicamente (funzionalizzato) con una sonda specifica che riconosce e lega selettivamente l’analita target (esempi tipici del riconoscimento sonda-target sono dati dal legame anticorpo-antigene oppure dalla complementarietà del DNA a singolo filamento). Le interazioni tra i siti di legame della sonda e il target modificano la risposta meccanica del sistema, manifestandosi in due modi: la deflessione del cantilever (modo statico), lo shift di frequenza di risonanza dovuto all’incremento di massa dell’oscillatore (modo dinamico). Queste variazioni vengono poi facilmente analizzate per mezzo di semplici strumenti di read-out ottico o elettronico.

Il Piano Nazionale Residui (PNR), emanato annualmente dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione, definisce le specie, le categorie, i punti di campionamento, le sostanze da cercare, le modalità di ricerca, secondo il dettato della normativa in vigore e le indicazioni della Commissione europea. Nel presente Piano il 17 beta estradiolo rientra nella categoria A3 e per tale sostanza viene prevista la ricerca a livello di siero mediante tecniche di screening e conferma e per entrambe viene posto il limite di rilevabilità CC-beta a 0.04 microg/l. Inoltre, i laboratori incaricati delle analisi devonoavere validato le metodiche in uso presso il laboratorio secondo la decisione CE 657/2002 al fine di dimostrare la capacità di rilevare i residui nei limiti indicati dal PNR.

Da ciò si evince che per poter utilizzare i cantilever come metodica di screening, questa deve essere validata secondo la decisione 657/2002 e deve dimostrare di possedere CC-beta

Inoltre, in base al Decreto Legislativo 29 ottobre 2009 n. 148, recepimento della Direttiva 2008/97/CE, l’utilizzo del 17 beta estradiolo viene vietato negli animali produttori di alimenti in quanto evidenze scientifiche ne hanno dimostrato la cancerogenicità. La messa a punto di un metodo per evidenziare residui di tale molecola a livello dei tessuti edibili, ad oggi non indicato dalla legislazione, permetterebbe di valutare l’assunzione non volontaria da parte del consumatore della sostanza cancerogena e permetterebbe l’avvio di studi di analisi del rischio.

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